La favola delle api
Titolo originaleThe Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits
Copertina dell'edizione del 1724
AutoreBernard de Mandeville
1ยช ed. originale1705
Generesaggio
Sottogenerepolitico
Lingua originaleinglese
Ambientazioneun alveare

La favola delle api รจ un poemetto satirico dell'olandese Bernard de Mandeville. Composto nel 1705, inizialmente in circa 433 versi, fu successivamente ampliato a piรน riprese, nel 1714, nel 1723, nel 1724, e nel 1728, fino a divenire un'opera in due tomi.

Pubblicata anonima nel 1705 con il titolo The Grumbling Hive, or Knaves Turn'd Honest (L'alveare scontento, ovvero i Furfanti resi onesti), nel 1714 l'operetta fu ristampata, con l'aggiunta del sottotitolo Vizi privati e pubbliche virtรน (poi divenuto una frase proverbiale) e infine nel 1723 con il titolo Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtรน)

Il pensiero dell'autore

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L'opera, che risente delle idee libertine che si stavano sviluppando in Europa, vuol essere la critica di una societร  ipocrita, avviata allo sviluppo industriale, che vuol presentarsi come virtuosa nascondendo i suoi vizi, i quali, paradossalmente, sostiene Mandeville, sono necessari per il benessere collettivo della societร .

Furono proprio questi aforismi paradossali che stimolavano la fantasia collettiva a dare celebritร  all'opera di Mandeville che arrivava a sostenere che รจ la ricerca della soddisfazione dei propri vizi (come il lusso, lo sperpero, l'invidia, la lussuria, ecc.) che fa sviluppare e prosperare la societร , poichรฉ il loro perseguimento mette in moto l'aumento dei consumi dei piรน ricchi, contribuendo a fare circolare il denaro e ad aumentare il lavoro per le classi piรน povere.

Coloro che invece impostano la loro esistenza secondo il virtuoso principio dell'accontentarsi della propria condizione, in effetti conducono la loro vita nella rassegnazione e nella pigrizia, danneggiando la produzione industriale, causando la povertร  della nazione e ostacolando il prodigioso sviluppo che sta portando l'Inghilterra alla Rivoluzione industriale. [1][2]

La trama

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L'alveare felice

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Fable of the bees, edizione in inglese del 1924

In un apparentemente felice alveare viveva uno sciame di api organizzato in una societร  ben ordinata e regolata dalle leggi. Da loro non vi era tirannia, nรฉ la democrazia che genera disordini. La loro vita era molto simile a quella degli uomini. Milioni di api lavoravano a produrre tutto ciรฒ che serviva alla prosperitร , di cui godeva, perรฒ, a malapena la metร  dell'alveare; in un sistema in cui comparivano disparitร  sociali tra chi, possedendo capitali, faceva grandi profitti, e coloro che si guadagnavano il pane con i mestieri piรน faticosi.

Altri, senza ricchezze da investire, senza arte nรฉ parte, vivevano nel lusso sfruttando gli ingenui lavoratori: ยซTali erano i cavalieri d'industria, i parassiti, i mezzani, i giocatori, i ladri, i falsari, i maghi, i preti.ยป Quelle api che poi avessero voluto difendersi da quei malfattori cadevano nelle mani di altri furfanti come gli avvocati che, mirando solo al loro onorario, facevano in modo che le liti non si esaurissero mai, invocando continui cavilli, usando le leggi per mandare in rovina chi si era rivolto a loro per aiuto e desiderio di giustizia.

Nella stessa categoria dei furfanti vanno inseriti i medici, la cui competenza scientifica non va al di lร  di una qualche pratica acquisita superficialmente. Anch'essi non mirano che alle loro parcelle e a essere riveriti da quelli con cui agiscono in combutta, arricchendosi con le nascite e i funerali: i farmacisti e i preti. Questi ultimi, individui ignoranti e pigri, pagati per attirare la benedizione di Giove sull'alveare, in realtร  badano solo a soddisfare nel lusso i loro vizi, mentre coloro che veramente conducono una vita di rinunce e preghiere muoiono di fame.

Allo stesso modo, proprio i soldati che vilmente fuggono di fronte al nemico, alla fine vengono trattati meglio di coloro che si sono sacrificati all'obbedienza militare: questi, per aver subito numerose mutilazioni combattendo coraggiosamente, vengono messi da parte come inabili. Cosรฌ, tra i ministri del re solo pochi fanno l'interesse del sovrano mentre molti fanno i loro comodi, chiamando equi emolumenti le vere e proprie malversazioni che essi camuffano e nascondono agli occhi delle api approfittando delle loro prerogative.

Nell'alveare, la spada della giustizia, anzichรฉ esser cieca, vede bene l'oro che la corrompe e colpisce solo le api piรน povere e indifese che hanno commesso crimini per necessitร , mentre la sua bilancia pende sempre dalla parte dei piรน forti e ricchi.

ยซEssendo cosรฌ ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sรฉ godeva di una felice prosperitร , era adulata in pace, temuta in guerra. Stimata presso gli stranieri, essa aveva in mano l'equilibrio di tutti gli altri alveari. Tutti i suoi membri a gara prodigavano le loro vite e i loro beni per la sua conservazione. Tale era lo stato fiorente di questo popolo. I vizi dei privati contribuivano alla felicitร  pubblica... Le furberie dello stato conservavano la totalitร , per quanto ogni cittadino se ne lamentasse. L'armonia in un concerto risulta da una combinazione di suoni che sono direttamente opposti. Cosรฌ i membri di quella societร , seguendo delle strade assolutamente contrarie, si aiutavano quasi loro malgrado.ยป

La rivoluzione dei probi

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Il popolo incostante delle api, perรฒ, non si rendeva conto di vivere nel migliore dei modi possibili e cominciรฒ a lagnarsi delle ingiustizie e proprio colui che piรน si era arricchito a spese del re e dei poveri invocava la fine delle malversazioni. Costui era un guantaio che vendeva pelli d'agnello spacciandole per pelli di capretto, ma il popolo lo seguiva invocando la probitร . Mercurio, dio dei ladroni, rideva della loro ingenuitร , mentre Giove, adirato, decise di accontentare le api diffondendo per tutto l'alveare l'onestร  e la giustizia. Avvenne cosรฌ la rivoluzione.

ยซMa, per Dio, quale costernazione! Quale improvviso cambiamento! In meno di un'ora il prezzo delle derrate diminuรฌ ovunque... Da questo momento il tribunale fu spopolato. I debitori saldavano di propria iniziativa i loro debiti... Nessuno poteva piรน accumulare ricchezze. La virtรน e l'onestร  regnavano nell'alveare.ยป

Gli avvocati si ritirarono dalla professione, i carcerieri e i fabbri, addetti alle catene e alle serrature, rimasero senza lavoro. La dea della giustizia, divenuta rigida e inflessibile, se ne andรฒ a dimorare sulle nuvole allontanandosi dalle miserie umane, seguita dal fedele boia con i suoi strumenti, l'ascia e la corda. Nell'alveare rimasero solo i medici veramente abili nella loro professione che sentivano come loro dovere curare i malati, servendosi solo delle medicine che la bontร  degli dei dร  agli uomini attraverso la natura. Dei preti rimasero solo i pochi che credevano nella loro missione. Alla religione ora bastava la cura del pontefice, che badava solo agli affari dell'anima, lasciando allo stato le questioni politiche. I ministri diminuirono di numero poichรฉ una sola persona poteva coprire le funzioni che prima, per molti, erano solo occasioni di malversazioni. Niente piรน eserciti per incutere rispetto agli stati stranieri: si sarebbe combattuto solo per difendersi.

ยซGettate ora lo sguardo sul glorioso alveare. Contemplate l'accordo mirabile che regna tra il commercio e la buona fede. Le oscuritร  che offuscavano questo spettacolo sono scomparse: tutto si vede allo scoperto. Quanto le cose hanno mutato il loro volto!ยป

Ogni cosa che andasse al di lร  della semplice sopravvivenza fu abbandonata. Ogni tipo di arte decadde. I libertini non scialacquarono piรน il loro denaro per mantenere le loro amanti nel lusso. Ogni spesa superflua fu abbandonata. Non vi fu piรน necessitร  di seguire la moda nell'abbigliamento e si usรฒ la stessa veste per tutto l'anno.

La fine dell'alveare

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ยซUna pace profonda domina in questo regno; e ha come sua conseguenza l'abbondanza. Tutte le fabbriche che restano producono soltanto le stoffe piรน semplici; tuttavia esse sono tutte molto care. La natura prodiga, non essendo piรน costretta dall'infaticabile giardiniere, produce bensรฌ i suoi frutti nelle sue stagioni; perรฒ non produce piรน nรฉ raritร , nรฉ frutti precoci. A misura che diminuivano la vanitร  e il lusso, si videro gli antichi abitanti abbandonare la loro dimora. Non erano piรน nรฉ i mercanti nรฉ le compagnie che facevano decadere le manifatture, erano la semplicitร  e la moderazione di tutte le api. Tutti i mestieri e tutte le arti erano abbandonati. La facile contentatura, questa peste dell'industria, fa loro ammirare la loro grossolana abbondanza.ยป

Le api senza lavoro cominciarono ad abbandonare l'alveare, che fu attaccato dai nemici. Le api combatterono valorosamente e vinsero, ma a caro prezzo, con la morte di parecchie migliaia di loro. Quelle rimaste, sfiancate dal duro ma onesto lavoro e dalla guerra, non volendo piรน vivere in un alveare dove rinascesse il lusso e l'ingiustizia, se ne andarono ad abitare nel cavo di un albero ยซdove a loro non resta altro, della loro antica felicitร , che la contentatura dell'onestร .ยป

La triste sorte dell'alveare dunque insegna una volta per tutte che:

ยซIl vizio รจ tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame รจ necessaria per obbligarci a mangiare. รˆ impossibile che la virtรน da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa.ยป

Edizioni

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  • Bernard Mandeville, The Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits, London, J. Roberts, 1714; seconda edizione ampliata, London, E. Parker, 1723; terza edizione ampliata, London, J. Tonson, 1724 (a cura di D. Garman, London, Wishart, 1934; a cura di I. Primer, New York, Capricorn, 1962; a cura di P. Harth, Harmondsworth, Penguin, 1970; a cura di E.G. Hundert, Indianapolis-Cambridge, Hackett, 1997); trad. it. Le Api di Bernard Mandeville, a cura di Fidia Arata, Marzorati, Milano 1953; La favola delle api, ovvero Vizi privati benefizi pubblici, a cura di C. Valenziano-Parlato, Torino, Boringhieri, 1961; La favola delle api, a cura di T. Magri, Roma-Bari, Laterza, 1987 (l'opera raccoglie L'alveare scontento, 1705; Prefazione, Introduzione, Ricerca sull'origine della virtรน morale, Note, 1714; Conclusione, Saggio sulla caritร  e sulle Scuole di caritร , Indagine sulla natura della societร , Indice, 1723; Difesa del libro, 1724).
  • Bernard Mandeville, The Fable of the Bees. Part II. By the Author of the First, London, J. Roberts, 1729 (1730, 1733, inclusa nei Collected Works of Bernard Mandeville, a cura di B. Fabian e I. Primer, vol. IV, Hildesheim-New York, Georg Olms Verlag, 1981; trad. it. Dialoghi tra Cleomene e Orazio, a cura di G. Belgioioso, Lecce, Milella, 1978); edizioni successive di entrambe le parti: 1734, 1755, 1772, 1795, 1806; The Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits, a cura di F.B. Kaye, 2 voll., Oxford, Clarendon Press, 1924 (1957; Indianapolis, Liberty Fund, 1988; Oxford, Oxford University Press, 2001).

Note

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  1. ^ Riccardo Donati, Le ragioni di un pessimista. Mandeville nella cultura dei Lumi, ETS, 2011
  2. ^ Mauro Simonazzi, Le favole della filosofia. Saggio su Bernard Mandeville, Franco Angeli, 2008

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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